Triumph Bonneville Speedmaster 1200

Il fenomeno Custom arrivò in Italia alla fine degli anni 70 con alcune moto giapponesi, che in America si vendevano tantissimo. In tanti pensavamo che qui da noi non avrebbero avuto successo. Niente di più sbagliato, dopo poco tempo questa “filosofia” di moto, incontrò i favori di un pubblico alla ricerca di moto meno estreme e dalla guida più rilassata. Anche le  case Italiane, misero nel loro catalogo delle Custom più o meno riuscite. Negli anni anche questa moda è passata, ma oggi alcune case hanno in catalogo delle splendide Custom divenute Bobber o Criuser.  Tra le ultime nate c’è la Triumph Bonneville Speedmaster. Tutto è stato semplice, partendo dalla fascinosa Bobber è stato arretrato il manubrio, avanzate le pedane e aggiunta la sella per il passeggero. La Speedmaster ha sicuramente una linea classica molto intrigante, ero curioso di provarla per gustarne la guida. Grazie alla cortesia della Triumph Brianza di Albiate e del suo venditore Davide, sono riuscito a fare un bel lungo giro in compagnia di questa moto. La Speedmaster parte, come già scritto, dalla Bobber. Della quale mantiene il muscoloso 1200cc (97,6 x 80mm) 8 valvole, raffreddato a liquido di 77cv a 6.100g/m, con una coppia di ben 106nm a soli 4.000g/m. Questi dati fanno già capire che cuore pulsi tra le gambe del pilota. Ma quello che che colpisce di questo segmento di moto, sono le dimensioni dei cerchi (rigorosamente a raggi) e dei pneumatici: ant. 130/90 B16 e post. 150/80 R16. La moto ha doppio disco ant. Brembo da 310mm e monodisco da 255mm Nissin. Come tutte le Triumph  ha un ottimo pacchetto elettronico, dal faro anteriore a LED, cruise control, Ryde-by-ride, mappa Rain e Road, mono post regolabile, computer di bordo, intervalli di manutenzione a 16.000 km. Per dirla in breve un gran bel lavoro fatto dai tecnici inglesi su questa moto. Penso a tutto questo, mentre  scaldo il motore, il sound che arriva dai due tubi di scarico è fantastico. Salgo in sella e parto. Dopo un iniziale problema per la ricerca delle padane e del cambio, guidarla diventa molto naturale. Il motore “high-torque”,  già conosciuto sulla T120, non delude,  docile ma ai bassi ma vigoroso quando si apre il gas. Esco dal traffico della Brianza e vado in Superstrada, dove inizio a godermi una posizione molto rilassata, il  peso di oltre 250kg in ordine di marcia è scomparso. Dopo aver costeggiato il lago, scelgo le sue strade di montagna, dove posso apprezzare il tiro inesauribile del motore, il cambio e la frizione perfetti per precisione e morbidezza. Tra le curve e sui tornati è meglio non esagerare con le pieghe, le pedane toccano facilmente. La Speedmaster non si rivolge di certo ai “piegatori”, ma a un pubblico che vuole fare tanta strada godendosi il panorama, magari in coppia e con i bagagli per qualche fine settimana. Mentre passo tra i paesi noto lo sguardo di tante persone, la moto piace e per la prima volta anch’io ammiro la mia immagine riflessa tra le vetrine dei negozi. La Speedmaster non non è solo una bella moto  dallo stile classico, è soprattutto un mezzo per scoprire una guida più rilassata, accompagnati dal tiro fantastico del suo motore e dal suo sound. Dopo tante curve rientro in superstrada, dove apprezzo ora la sua ottima tenuta di strada. Cosa non mi è piaciuto di questa Triumph? Non mi hanno entusiasmato, la sella che vorrei più sostenuta (per non avere alla lunga problemi lombari) e le manopole a botticella, molto belle da vedere ma che potrebbero portare qualche a crampo, anche se il Cruise control aiuta. Cosa mi è piaciuto di questa Cruiser? in primo luogo le finiture a cui Triumph ha ormai abituato la sua clientela, dai carter spazzolati, al porta batteria molto “old classic”, al computer di bordo. Ormai la casa Inglese mette una cura quasi maniacale nei suoi “prodotti”, basta pensare che per la sola Speedmaster, la Triumph ha in catalogo 130 accessori per personalizzare la propria moto. Un grande impegno della casa per rendere uniche le proprie moto.

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