Kawasaki Z 900

La sigla Z 900 vuol dire Kawasaki. Attorno a questa mitica sigla e al suo straordinario 4 cilindri in linea, la casa di Akashi ha saputo scrivere la sua grande storia, costruendo delle moto di altissime prestazioni, vero vanto delle moto del sol levante. Con la Z 900 naked 2022, la Kawasaki vuol continuare il successo di vendita in tutta Europa, di questo validissimo modello. Un successo decretato da una ciclistica svelata e precisa, da un motore potente ed elastico e un Look All Kawasaki.

Come è fatta.

La moto da ferma si fa apprezzare per le dimensioni da media, ma è per il suo design Sugomi molto aggressivo, che si distingue la Z 900. La versione aggiornata 2022, ha una strumentazione a colori TFT che presenta contagiri, marcia inserita, consumo istantaneo e medio, temperatura del motore e orologio. Ora la strumentazione grazie all’app. Kawasaki Rideology permette grazie a un chip bluetooth, di connettere la moto al proprio smartphone. Ora i Riding Mode pre impostati gestiscono in modo autonomo TC e Power Mode e sono 4: Sport, Road, Rain e Rider (che offre la possibilità di settare TC e PM). Nuovi anche i fari ora full LED. La Z 900 ha la Horizontal Back-link Rear Sospension, che posiziona il monoammortizzatore (privo di leveraggi) in modo orizzontale, migliorando spazio e centralizzando le masse. Questo ha permesso di allontanare il “mono” dal calore dello scarico, oltre al fatto che lo spazio lasciato libero dai leveraggi, è stato utilizzato per inserire pre-silenziatore. Il tutto ha permesso di avere un terminale di scarico più piccolo, centralizzando le masse, tutto a vantaggio della maneggevolezza. La Z 900 ha il Dual Throttle Valvole (aspirazione a doppia farfalla collegate a una centralina) per avere una risposta più lineare e meno brusca del 4 cilindri. Anche la frizione assistita e antisaltellamento gode dell’esperienza e delle tecnologie Racing della casa di Akashi. Il motore è il “famoso” 4 cilindri bialbero, DOHC 16 valvole di 948 cc. (73,4 x 56 mm), da 125 cv a 9.500 g/m con 98,6 Nm a 7.700 g/m. Il telaio è un traliccio in acciaio ad A.R. La sospensione ant. ha una forcella rovesciata da 41 mm regolabile con 120mm di corsa, mentre al posteriore abbiamo il mono Back-Link regolabile con 140 mm di corsa. I freni sono un doppio disco (a margherita) semi flottanti da 300 mm con pinze a 4 pistoncini, e disco da 250 con pistoncino al posteriore

Come va su Strada.

La Kawasaki Z 900 è la Naked al vertice delle vendite, in tantissimi paesi Europei (e non solo), sono tantissimi i motociclisti che l’hanno acquistata in questi anni, ed ero curioso di scoprire perché. Come ho già scritto le sue dimensioni sono da “piccola”, ma una volta messa in moto, il suono dello scarico fa subito intendere che siamo di fronte ad una maxi. Il 4 cilindri si fa sentire e apprezzare tutte le volte che do gas da fermo. Faccio le regolazioni delle leve frizione e freno (di buona qualità), perché io freno con il solo indice e devo distanziare la leva dalle dita. La seduta è comoda, molto buono il triangolo pedane, sella e manubrio, che permette subito un ottimo feeling con la ruota anteriore. Nei primi km in superstrada, apprezzo subito il comfort, visto la totale assenza di vibrazioni a qualsiasi numeri di giri. Dopo alcuni km sempre in superstrada, noto che il 4 cilindri di Akashi è molto elastico anche in 6 marcia, riprende a 2.000 g/m e sale forte fino ai 5.000, dopo spinge fortissimo con un suono allo scarico molto bello. Non è un motore “cattivo” anche nella mappa Sport, dove brilla per reattività e personalità. La Z 900 non è una moto per superstrada, terreno non favorevole a nessuna naked, visto la scarsa protezione alle alte velocità (esiste come optional un cupolino più alto) ma è il misto delle strade secondarie il suo ambiente naturale. Lei è una moto nata per divertirsi tra le curve, dove si apprezza la posizione per attaccare le curve (avrei preferito un manubrio un pò più in basso), e anche per la sua maneggevolezza da media cilindrata. Tra le curve strette o quelle ampie, la Z 900 è stabile e sicura, non è “sveltissima” ad entrare in piega, ma in uscita si può aprire decisi e lei “spara” fuori anche dai secchi tornanti. Ottimo il Controllo di Trazione che lavora lasciando “sentire” il posteriore anche nella mappa Sport. La giornata un pò umida e la polvere sulle strade di questo secco inverno, mi hanno permesso di conoscere meglio i T.C. di questa Kawasaki. Quelli pre impostati sulle tre mappe non sono molto invasivi per “far sentire la moto”, mentre la mappa Rider permette di tarare la potenza al massimo o fino al 55%, oltre a poter selezionare i tre livelli o di escludere il T.C. una scelta sconsigliata in giornate come quella del test, dove l’asfalto oltre i 1.000 mt. sui passi di montagna, era umido e polveroso. Tra le tante note positive di questa Z 900, degno di nota sono frizione e cambio. La prima morbidissima e perfetta, mentre il secondo preciso e dalla corsa breve, molto divertente da usare (non ha il quick shifter) per me che adoro il cambio senza assistenza (io sono “all’antico”). Ma il bello di questa splendida moto, rimane la potenza sempre gestibile del suo motore 4 cilindri, anche se si tratta sempre di 125 Cv sempre pronti ad andare al galoppo. La Kawasaki ha sempre creduto in questo schema di motore, fino a renderlo quasi immortale, se pensiamo da quanti anni sviluppa il suo 4 cilindri bialbero (la Z1 900 è del 1973). Un’altra nota positiva sono i freni, ottimi per potenza e modulabilità, nota positiva anche per le Dunlop Roadsport 2, che mi hanno dato molta sicurezza su un’asfalto non proprio al meglio. Il capitolo sospensioni meritano un plauso per il lavoro che svolgono, sulle strade piene di tante buche, avevano un “ritorno” un pò brusco, ma sono regolabili e ognuno può tararle come meglio crede. Della Z 900 esiste anche la versione SE, che aggiungendo meno di 1.500 € offre: sospensione posteriore ÖHLINS S46, forcella anodizzata oro completamente regolabile, tubi freno in treccia, pinze monoblocco M4.32 e dischi sempre Brembo, per rendere la propria Z 900 molto più esclusiva. Una moto di successo come la Z 900, deve questo risultato ai tantissimi aggiornamenti mai stravolgimenti, perché nella sua filosofia è una moto destinata a motociclisti “duri puri” poco ammaliati da potenze e elettronica da MotoGP. Tecnologia che la Kawasaki potrebbe inserire senza grossi sforzi, attingendo alle conoscenze del suo Gruppo Industriale. La Z 900 è una moto che mi è piaciuta tantissimo, perché sa regalare con una spesa accessibile, una grande personalità, un grande divertimento di guida, insieme a una qualità Made in Japan.

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Foto e testo di Rino Salvatore Satta

un grazie a Tosomoto di Pescate (Lecco)

https://www.tosomoto.it