Ducati Monster 797 +

Nel 1992 al salone di Colonia veniva presentata la prima Monster. Il settore delle “Naked” era quasi sconosciuto al grande pubblico, che in quegli anni richiedeva moto Super Sportive. La Monster disegnata da Miguel Galluzzi, rappresentava una provocazione, per tutti gli appassionati delle bicilindriche di  Borgo Panigale, che vedevano nelle Ducati, moto sempre sportive e carenate, però la linea essenziale della Monster  fece battere il cuore a tanti. Verso la metà del 1993, la moto era già in vendita nei concessionari. Fu subito un grande successo, aveva un motore bicilindrico a “L” di 904cc, raffreddato ad aria di 71cv, 2 valvole per cilindro con distribuzione desmodromica. Il telaio era a traliccio di tubi ispirato alla 851 (la prima SBK in casa Ducati). Ormai sono passati 23 anni, nei quali sono state prodotte migliaia di Monster in varie cilindrate (dal 400 fino al 1200), e il settore Naked ha vissuto un vero boom. Molto di questo ritrovato interesse, lo si deve alla Monster, sempre fedele alla sua linea essenziale e discreta, ma sempre grintosa. Nel 2017 la Ducati ha messo in vendita la 797, che segna il ritorno alle linee guida della prima Monster, sia per il telaio che per il motore. Partiamo da lui, la nuova Monster adotta il bicilindrico a “L” 2 valvole per cilindro con distribuzione desmodromica, raffreddato ad aria, di 803cc (86 x 66) con 73cv a 8.250g/m, con una coppia di 67 Nm a 5.750g/m. Un rapporto di compressione di 11,0:1 cambio a 6 rapporti, con frizione (a filo) in bagno d’olio, il telaio è un traliccio di tubi di acciaio. Con il suo peso di soli 175 kg a secco (194 in ordine di marcia), il motore, i cavalli e il telaio, la nuova Monster sembra l’esatta copia della prima 904, salvo per i suoi 100cc in meno. Quando ho avuto la possibilità di provarla, grazie alla cortesia della DucatiComo, non mi sono lasciato perdere l’occasione. Quindi appuntamento alle 10.00 in via Napoleona, dove Claudio uno dei responsabili alle vendite, mi spiega la moto in prova. Nessuna elettronica, di solito devo ascoltare con la massima attenzione tutte le mappe e varie diavolerie, questa volta solo io e lei. Scaldo il motore, e la osservo nella sua essenzialità,  forcella Kayaba a steli rovesciati da 43mm senza regolazioni con 130mm di escursione, ammortizzatore posteriore Sachs regolabile con 150mm di escursione. Mentre per il reparto freni, abbiamo all’anteriore un doppio disco semi flottante di ben 320mm, con pinze monoblocco Brembo ad attacco radiale a 4 pistoncini, al posteriore un disco da 245, con pinza flottante a 1 pistoncino, con ABS Bosch. Salgo sulla moto e tutto sembra leggero, manubrio e pedane, e la sella che permette di toccare bene a terra, danno una buona sensazione di controllo. Parto, e quella che sembrava una sensazione diventa una certezza, la moto è di una facilità di guida incredibile. Dopo qualche chilometro sono fuori Como, il motore della 797 è un pò pigro ai bassi, ma basta tenerlo sopra i 4.500/5.000 che cambia tutto. Guidandola tra le curve del lago, e sulla salita verso Sormano, la moto dimostra tutto il suo carattere da Monster. Guido come ai vecchi tempi, contando le marce, la moto (non ha il display del numero delle marce). Con una guida “allegra”e non esasperata, la Monster fa riscoprire la bella guida di una moto “Italiana”, fatta di sensazioni. Sarà per la potenza a misura d’uomo, sarà per la ciclistica “sincera”, la 797 è una moto che può essere guidata da chiunque senza mai metterlo in difficoltà. Tutto avviene sotto il volere del polso destro, nessuna intelligenza che fa da filtro tra il polso e il motore, che risponde deciso con tutti i suoi 73cv. In molti si saranno chiesti se mancasse una piccola Monster. Io penso che mancasse una moto semplice, da usare tutti giorni senza patemi, e per i fine settimana con lei, fare qualche giro tra le valli ricche di belle curve. Sicuramente non è una moto per le noiose autostrade, ma è tra le curve che si gusta la sua grande maneggevolezza. La posizione di guida, permette di guidarla senza stancarsi, i freni (persino esagerati), la ciclistica, il reparto trasmissione con frizione e cambio preciso (solo una piccola imprecisione in scalata tra 3°e 2°), la rendono sicura e gestibile. In Ducati hanno fatto benissimo a riproporre una moto essenziale, a molti i suoi 73cv, sembreranno pochi, bene, sfruttiamoli tutti per strada e poi voglio vedere quanti avranno ancora la patente. Dai 6.000 in su, il suo allungo è bellissimo, lei ti riporta all’antico gusto del divertimento, una sensazione ormai, sconosciuta a tanti, purtroppo. Un moto solo pregi? No! il prezzo… si sa le Ducati non le regalano. Ma si sa l’Amore è AMORE.

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