Oscar Rumi “Mr. SBK” (prima parte)

Parlare di SBK, non può che far venire in  mente la Honda RC30 viola e nera. Questo ricordo è legato indissolubilmente a due personaggi: Fred Merkel e  Oscar Rumi. Il primo Californiano, fisico da Surfista e con due titoli Mondiali SBK e tre titoli AMA SBK in tasca.
Mentre il  secondo Bergamasco, discendente da una delle più importanti famiglie industriali del territorio, proprietari delle Officine Fonderie Rumi. Da bambino Oscar Rumi, ha potuto ammirare le Moto Rumi, che suo zio Donnino  costruiva. Moto molto originali e uniche, progettate da un grande tecnico  l’Ing. Salmaggi. Erano frutto della genialità di questo tecnico: le Sarolea, la Gilera Saturno e biciclette a motore della Breda. Il mandato che aveva ricevuto da Rumi era chiaro, costruire qualcosa di innovativo. Ancora oggi le Moto Rumi sono ricordate per il loro schema tecnico unico, bicilindrico 2T affiancati orizzontalmente (ispirato alla AJS 500 4T Porcospino), mentre il telaio era una struttura a doppi tubi integrati al carter motore, chiuso a sua volta da piastre superiori e posteriori. La sospensione posteriore aveva il mozzo che scorreva verticalmente su due elementi idraulici. Mentre le forcelle si alternavano del  tipo Earles, telescopica, e con bracci inferiori idraulici oscillanti. Le Rumi 2T dominavano in mano ai privati dell’epoca le  gare su strada: Milano/Taranto e Giro d’Italia. Tra le tante moto originali costruite, non bisogna dimenticare il Formichino (carrozzeria formata da due gusci fusi e imbullonati al carter e serbatoi avvolto dalla seria sterzo) e lo Scoiattolo. Purtroppo agli inizi degli anni sessanta la casa cesserà l’attività produttiva. Il padre di Oscar Rumi, industriale più pragmatico e meno artistico del fratello Donnino, decise che sarebbe stato meglio concentrare le loro energie, sulla produzione di tondini di ferro, necessari in un Italia nel pieno boom economico. Le moto Rumi con il loro inconfondibile marchio (un Ancora e delle Ali, ricordano la fornitura alla Marina e all’Aviazione), sono  ricercatissime tra i collezionisti di tutto il mondo, per le loro soluzioni tecniche uniche nel panorama mondiale. Dopo questa breve parentesi (ma doverosa nei riguardi di questo storico marchio), ritorniamo alla SBK. Nel 1987 Fred Merkel in polemica con la Honda sbarca in Europa, questo dopo aver vinto nei tre anni precedenti, il difficile  campionato AMA, battendo gente “tosta”come, Schwantz, Rainey, Filice, Shobert, Kosinski, Ashmead insomma tanta “bella gente”. La prima gara del mondiale TT, si corre a misano dove conquista il secondo posto in sella a una VFR RC 24 alla quale era stata tolta la targa, sostituito scarico, cambiato mono posteriore e cerchi, insomma più una “derivata di serie” che una SBK. Il biondo californiano venne preceduto da Iddon su Suzuki ufficiale, ma davanti a J. Dunlop con la Honda Britain.  La moto era stata messa a disposizione da Oscar Rumi, (sotto raccomandazione di Carlo Florenzano) che in quel periodo con altri soci aveva fondato il Team RCM. Il team era nato per seguire  Gianola e Rota nel mondiale 250cc con le Honda, ma ad Oscar non piaceva il sibilo del 2T.  Così si innamora del “Rombo” pieno del 4T, motore più complesso e ricco di parti meccaniche, poi questa “musica” gli ricorda il rumore della sua Lancia HF preparata dai F.lli Facetti. Insomma si sente a casa, in più l’ambiente del paddock  informale e molto “English” gli piace.  Vince quell’anno con il compianto Mauro Ricci, il campionato Italiano SBK 1987. Pensa di poter schierare una sua moto nel primo Mondiale SBK che partirà l’anno successivo. Il pilota c’è già, Fred Merkel. La moto non può che essere che la favolosa RC30, motore 4cl a V di 90°, 70×46,6  749,19cm3 raffreddata a liquido, 4v per cilindro, rapporto di compressione doppio albero a cammes in testa comandato da cascata di ingranaggi, 133cv a 12.500g/m peso 180kg, carburatori Keihin da 35mm. Il telaio a due montanti diagonali a sezione pentagonale, forcella Showa da 43mm, mentre la sospensione posteriore è uno splendido mono braccio “Pro-Arm” in alluminio a sezione variabile, al quale è fissata all’esterno il gruppo corona-parastrappi, mentre il disco freno è all’interno, il mono ammortizzatore è un Ohlins oleopneumatico con serbatoio separato. Si poteva agire anche sull’avancorsa, con delle piastre che ne modificavano l’angolo, da 37,5 a 42,5mm. Insomma un vero e proprio capolavoro di meccanica, che sicuramente pone questa meraviglia, tra le più belle moto mai costruite in serie. (io penso sia la “più bella”, però io sono innamorato, quindi non faccio testo). Dopo questa lunga descrizione, Oscar Rumi (che non credo pensasse ad arrivare secondo) si trova alla ricerca per il suo team, di pochi uomini ma dalle grandi capacità tecniche. Per la preparazione del motore, può sempre contare sulla grande esperienza dell’amico Carlo Facetti. Mentre come motorista in pista sceglie il tecnico Neozelandese,  Norris Farrow (grande pilota, ma grandissimo motorista), per il reparto telaio e sospensioni, sceglierà Cris Johnson (anche lui Neozelandese) che aveva lavorava con Merkel in america. Praticamente ai box, sono quattro persone. Ad aprile partono  per Donington, dove si svolge la prima prova su due manche di questo promettente campionato. Iscritti alla gara sono 45, ma i partenti della prima manche saranno 39 (oggi se li sognano). Vince Tardozzi (Bimota), 2 Lucchinelli (Ducati 851), 3 J. Dunlop (honda RC30), 4 Merkel. Seconda manche: 1 Lucchinelli, 2 Merkel, 3 Burnett (Honda RC30).
La somma delle due gare, porta Merkel al 2° posto anche nel mondiale. L’avventura non poteva iniziare nel migliore dei modi.  La seconda prova si svolge in Ungheria, sempre un mare di partenti 45, dove Merkel vince gara 1 e arriva 5° nella seconda, balza in testa la mondiale. Una piccola squadra (ma molto determinata), riesce a star davanti a tanti Team (tipo Honda Britain) molto più strutturati. Per tutto in campionato Merkel sarà in lizza per il titolo con D. Tardozzi, la gara più rocambolesca si svolge a Sugo in Giappone, dove Merkel in gara 1 arriva secondo dietro Goodfellow (NZ Suzuki) e davanti a tutte le RC30, mentre in gara 2 Fred cade mentre era in testa e lascia la vittoria a uno sconosciuto M. Doohan. Dopo i Gp. di Francia e Portogallo , Tardozzi è sempre in testa al mondiale e Merkel a inseguire. Le ultime  due gare del campionato, si svolgono nelle lontane Australia  e Nuova Zelanda, trasferte lontane e costose. Ormai O. Rumi era convinto che il  mondiale fosse chiuso, Merkel era convinto dell’esatto contrario contrario. Chi vince per tre anni di seguito il campionato amaricano contro dei “mastini”, non può essere solo uno che da tanto gas, ma nel suo DNA deve avere qualcosa che gli permette di sentire i punti deboli dei suoi avversari. Così è stato, Merkel parte per la trasferta agli antipodi con Farrow e Johnson, sicuro di portare a casa il titolo. Riesce perfino a strappare un promessa a Oscar, se avesse vinto, Oscar gli avrebbe regalato un orologio del costo di 25.000.000, scommessa che Lui accettò, convinto che l’orologio sarebbe rimasto in gioielleria. In Australia Merkel recupererà punti a Tardozzi, ma Fred  fece il capolavoro a  Manfield in Nuova Zeland , vinse gara 1 e gli bastò arrivare 5° lasciando vincere Martens (Bimota) in gara 2, per laurearsi il primo Campione Mondiale in SBK. Merkel telefonò a Bergamo a Rumi, ricordando la promessa dell’orologio. Oscar mi dirà ridendo”per fortuna ho trovato un’amico che mi ha fatto un grande sconto”. Il binomio Rumi/Merkel ormai è passato alla storia (non solo in SBK), e dimostra come poche persone molto motivate e capaci, possano cambiare un risultato all’apparenza impossibile. Nel 1989 Merkel rivinse il mondiale, sempre guidando da  vero fuoriclasse. Ormai il Team era un punto di riferimento, anche se questo come sempre accade, provocherà qualche invidia. Per i giapponesi era difficile capire il modo di lavorare non Giapponese. Nel 1990 sarebbe stato sicuramente il 3° titolo, ma sotto  le continue pressioni Honda, Merkel parte per Suzuka per correre la 8 ore (che  aveva già vinto nel 1984 in coppia con Baldwin). Purtroppo rimasto senza freni, cade e si frattura alcune vertebre del collo. La convalescenza gli farà saltare alcune gare, e al suo rientro non recuperà tanti punti, non faranno la trasferta in Aus e NZ, con il suo compagno di squadra Monti, alla fine del mondiale sarà 6° malgrado tutto.

 

 

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