Oscar Rumi “Mr. SBK” (seconda parte)

Oscar Rumi nel mondiale 1990 avrebbe voluto schierare, un autentica forza della natura, un pilota californiano che sotto le insistenze di Merkel, Oscar aveva fatto arrivare in Italia. Il suo arrivo alla Malpensa, merita di essere menzionato. Mentre il team è a Bineto, per le prove, Rumi deve recuperare alla Malpensa il pilota californiano Richard Arnaiz, descritto da Merkel come il solito californiano biondo, abbronzato, palestrato e camicia hawaiana. Ma quando ormai tutti i passeggeri del volo in arrivo dalla california si sono dileguati, rimangono solo Oscar e un ragazzo che di californiano ha ben poco, i due si guardano e capiscono che Fred gli ha tirato uno scherzo, ovviamente chissà come sarà stato descritto Rumi, da quel mattacchione di Fred… I due partono per Bineto, e dopo un viaggio durato tutta la notte, arrivano sulla pista salentina. Oscar mi dice “io ero completamente cotto dal viaggio, e pensavo che Arnaiz, dopo un viaggio simile non sarebbe stato in grado di girare. Invece infila la tuta, parla con il meccanico, modifica le pedane e fa allargare il manubrio… parte, va come un matto, orecchie in terra e dopo un po’, gira 1/2 secondo più forte di Monti… un pazzo, “era la persona più tranquilla e mite mai conosciuta giù dalla moto, mentre quando abbassava la visiera… vedeva rosso era un toro scatenato” mi dirà Oscar sorridendo con soddisfazione. I tanti piloti che hanno corso con il suo team, Oscar li ricorda tutti, alcuni con piacere, altri con un po di delusione, non per il risultato finale, ma più che altro per il comportamento poco serio o meglio dire, per la loro poca riconoscenza. A molti basta un podio per sentirsi dei Campioni, mentre sono solo dei campioncini, piccoli, piccoli. Ritornando ad Arnaiz, Oscar capisce che ha fra le mani un vero fuoriclasse, ma i budget per la stagione SBK sono già chiusi, e quindi non rimane che dirottare Arnaiz, nel campionato europeo SBK con la RC30 di qualche anno prima. Campionato che Arnaiz, vincerà malgrado le uscite di pista a “cogliere margherite”, il pilota era uno che non ragionava tanto, e spesso si sdraiva… Nel 1991 il Team Rumi, si presenta al mondiale SBK, con un recuperato (fisicamente)  Merkel e un Sarre Monti.  Non sarà un anno di grandi soddisfazioni, la RC30 è quasi al massimo del suo sviluppo. Le tante migliorie suggerite dal grande Carlo Facetti, danno tanti cavalli al banco prova dell’officina Facetti, ma uno volta montato sul telaio, il motore non esprimere tutti i suoi cavalli… non riesce ad avere aria, l’airbox è troppo piccolo, senza aria a sufficienza il motore è come soffocato.  Nel 1992 il Team parte per il mondiale con Monti e Arnaiz, (Merkel è passato alla Yamaha) le Ducati sono sempre più lontane e Monti si classifica nel mondiale 17° mentre Arnaiz 25°. Arriva un giovanissimo Simon Crafar che fa solo due gare, ma riesce a classicarsi 38°. Comunque una stagione non esaltante, per un team nato per stare tra i primi. Nel 1993 viene schierato un solo pilota: l’americano Tripp Nobles. Il team aspetta con ansia la sostituta della ormai “nonnina” RC30, la tanto attesa RC 45, promessa dalla Honda in esclusiva al suo team. Rumi fa il massimo per tenere alto il nome Honda nel mondiale SBK, fornendo a Tripp Nobles il massimo del supporto tecnico. Alla fine Nobles sarà 22° nel mondiale. Finalmente alla fine della stagione 1993, arriva la tanto attesa RVF750 RC45. Oscar scopre, mentre sta per mettere sotto contratto Aaron Slight, che le moto ufficiali che gli erano state sempre promesse , saranno date al Castrol Team GB, che schiererà anche Slight.  Per Oscar e tutto il Team questo è fonte di grande delusione e rabbia. Tutte queste ultime stagioni a spingere con una moto ormai al capolinea,  solo per tenere alto in nome Honda, in attesa delle moto ufficiali. Ma si sa, la riconoscenza non è sempre di questo mondo. Con la rabbia in corpo di chi sa di aver subito un torto, proprio per questo sulle carene delle moto, appariranno i denti dello squalo, per ricordare la rabbia del  torto subito, e come monito agli avversari, come a dirgli “se ti addento, non ti mollo più”. Il team bergamasco   composto da persone concrete e competenti, non si perde d’animo e riparte a testa bassa, per un mondiale tutto in salita, I piloti sono, il neozelandese Simon Crafar  veloce e dalla grande guida, forse gli manca un po di cattiveria nella bagarre, ma per il resto è un vero talento, il secondo pilota è l’inglese Brian Morrison.  La moto “clienti” non è quel fulmine di guerra che tutti si aspettavano, ma Crafar arriva comunque 5° nel mondiale, mentre Morrison 16°. Per la stagione 1995 viene confermato Crafar che si batterà come un leone per tutto il campionato, per lui due podi e terminerà 6° nella classifica finale. Risultati che certo non soddisfano Oscar Rumi, che partecipa non di certo per arrivare secondo, ma senza moto competitive è difficile primeggiare. Nel 1996 il team lascia il mondiale, per dedicarsi all’europeo SBK. Titolo che verrà vinto dallo spagnolo Idalio Gavira (un altro talento scoperto da Oscar), mentre suo fratello Eustaquio arriverà 5°, sempre con la RVF750RC45. Ma forse sarebbe meglio parlare un attimo di questa moto. La tanto attesa sostituta della RC30 (fantastica moto, progettata dall’ingegner Kazuo Honda, persona tanto geniale, quanto poco appariscente), arrivò con un po di ritardo, per competere, con concorrenti molto agguerrite. Ma in cosa differiva dalla sorella RC30 dalla nuova RC45? In primo luogo, dà un differente alesaggio e corsa, la RC30 aveva 70×48,6  mentre per la RC45 era 72×46, quindi una corsa più breve per garantire alti numeri di giri senza,  aumentare di tanto la velocità metri/secondo del pistone, e non pregiudicare l’integrità del motore (Oscar mi dice che la loro RC30 girava anche 16.000g/m nei circuiti con le S). Il comando della distribuzione (sempre a ingranaggi) viene spostata lateralmente, e non più tra i due cilindri, questo per avere un albero motore più compatto. L’inclinazione delle valvole, passa dai 38° ai 26°, in questo moto si eliminano le curve che i flussi devono affrontare, per arrivare alle valvole di immissione, anche le valvole subiranno un aumento di diametro sia quelle di immissione che quelle di scarico. Ma sopratutto la RC45 avrà davanti alla carenatura due prese d’aria di tipo Naca, per dare aria all’airbox, il vero problema della RC30 negli ultimi anni. La moto di serie aveva circa 120cv , mentre con i Kit Honda (costo circa 20 milioni di Lire) la potenza sale o dovrebbe salire a circa 150cv. La nuova moto sostituisce i carburatori da 38mm (della RC30) con 4 corpi farfalla da 46mm. Il Team di Oscar Rumi, continuerà a seguire e far correre tantissimi ragazzi, impossibile nominarli tutti. Ma Oscar da vero talent scout, darà fiducia ad uno scapestrato sedicenne che aveva visto correre e volare (nel vero senso della parola) a Misano. Il ragazzino terribile, risponde al nome di un certo Ruben Xaus. Oscar lo accoglierà come un figlio a casa sua, e correrà per il Team viola e nero nel campionato SuperSport in spagna e italia,  per poi firmare dopo qualche anno per un’altro Team senza che Oscar sapesse nulla. In questi anni il Team si dedica anche a vari esperimenti, nel 1994 nasce la supermono Rumi 701, una monocilindrica che utilizza il carter di una Honda Dominator, ma tutto il gruppo termico e il telaio sono Made in Rumi. A sviluppare questo progetto contribuiscono due super tecnici,  Degan e l’immancabile Carlo facetti. La testata ha 4 valvole inclinate tra loro di 26°, queste ultime con diametro di 43mm per l’aspirazione e 35mm per lo scarico. La distribuzione è bialbero a cammes che spingono punterie a bicchiere. L’alimentazione è un inizione diretta, della bolognese TDD. La moto ha un telaio in alluminio che ospita il compatto motore “è costato tanto tempo e denaro” mi dice Oscar soddisfatto, che sa di aver costruito qualcosa di unico. La moto al banco aveva circa 80cv a 9.500g/m. Nel 1994 il pilota inglese Simon Beck corre con lei al TT, si  ritira per un guasto elettrico, “non avevamo il tempo per seguirla, eravamo troppo presi da mondiali e campionati nazionali”. Ma Simon Beck da buon inglese non si preoccupa di questi problemi, corre nel campionato Supermono Road Race, dove si classifica 4° all’Ulster e a Dundrod  tocca i 240km/h, con Beck che non era proprio un fantino. Nel 2002 il Team Rumi rientra nel mondiale SBK,  con una SP 1000 con il pilota di Liverpool, Mark Heckles (l’incontro con con questo ragazzo è da libro cuore) aveva gareggiato con il team bergamasco nella STK 1000 nel 2001. Inutile dire che la SP è la lontana parente, della moto con la quale Colin Edwards vincerà il mondiale, forse di simile avevano i due cerchi e la scritta Honda…. Oscar Rumi capisce con un certo rammarico, che la SBK come la intende lui è ormai finita, inghiottita ma mille interessi e dispetti tra le case. Il team continuerà a seguire tanti piloti nei vari campionati europei e nazionali (l’elenco sarebbe troppo lungo) fornendo Kit di preparazione per le 600RR e per le 900 e 945 FireBlade. Con queste ultime 4 cilindri in linea, frutto della genialità dell’Ingegner Tadao Baba (grande appassionato, che provava personalmente le sue creature dando tanto Gas, e distruggendone alcuni esemplari), Oscar pensa che possa essere un’ottima arma per proseguire il mondiale, ma i regolamenti non la premiano. Io però ho una domanda da porgli, quali siano stati i piloti o personaggi, che abbiano lasciato il segno. Conveniamo che Merkel è fuori concorso. I piloti che gli piace ricordare sono: Simon Crafar, Arnaiz, purtroppo non è riuscito ad avere Slight, (i figli della terra dei Maori hanno lasciato un segno nella vita del Team), i fratelli Gavira (veloci ma distruttori di moto), Heckles, l’ingegneri  Kazuo Honda e Tadao Baba, i direttori Pirelli e Honda di quegli anni (veri appassionati),  e tanti altri che ricorda con affetto, su altri, sorvola. Mi dice che sta pensando di seguire il nuovo campionato dei Mono o dei Twins, insomma un uomo sempre in moto o movimento. Oscar Rumi racconta fatti, date, piloti e personaggi con naturalezza, mentre siamo seduti sulle poltrone del suo salotto box con attorno moto, motori, tute, foto caschi e scafali, un angolo che a me procura i brividi dall’emozione. Ascoltando le sue parole, mi rendo conto, di essere immerso in angolo di  storia della vera SBK, e poi lui, che con il suo Team dai colori viola e nero, ha contribuito a rendere questo mondiale aperto a tutti gli amanti della moto. Da vero appassionato ha speso tanti dei suoi soldi, per incoronare il sogno di vincere con i propri mezzi, un sogno che non si può realizzare, se non hai le capacità di scegliere gli uomini giusti. Da vero concreto bergamasco, sa che per ottenere risultati occorrono: impegno, competenza e talento, dopo, prima o poi i risultati arrivano. Continuiamo a parlare e scambiare opinioni sulle moto attuali, ricche di elettronica che rendono (o sembrano rendere) tutto più facile e sicuro. Ma io e lui siamo d’accordo che la moto è un mezzo non equilibrato per i “matti”, nel quale devi essere tu a mettere tutto nel giusto equilibrio con il polso destro. Questa è la giusta conclusione, il mondo della moto è un parco giochi per chi continua a “giocare” con passione. Parlando con Rumi capisci perché è seguitissimo sui social, dove in tantissimi chiedono il suo parere da vero esperto. Io, molto modestamente, ho voluto contribuire a ricordare (come faccio quando provo una moto) da dove siamo partiti. La SBK era nata dall’idea del grande pilota americano Steve Mcglaughlin. Lui voleva permettere a tutti, che con la moto con la quale in settimana andavi al lavoro, si potesse dare gas su un circuito la domenica. Di questa idea è rimasto poco o moto poco, si potrebbe ritornare indietro facilmente, basterebbe lasciare le 1000cc come escono dai concessionari (200cv sono anche troppi), e permettere poche modifiche a scarichi, sospensioni e pedane, sarebbe così aperta a tutti o a tanti, senza ipotecarsi la casa o altro. Ma questo sarebbe un sogno, oggi il modo delle corse è fatto non solo di passione ma anche di “immaggine” urla di “tifosi” più o meno competenti, che mangiano pane e CV come fossero noccioline, spesso senza dare il valore anche a un 15° posto in classifica. Quello che conta sono i primi, gli altri sono solo degli “sfigati”. Parliamo ancora un bel po di moto, sembra strano come due persone come io e lui, distanti anche come classe sociale riescano a parlare, come due che si frequentino da anni, forse è la passione per la moto, niente di più, questa fa miracoli, o forse è solo il grande cuore di un “Vero Signore” come lui. Grazie ancora Oscar.

Foto dell’archivio Rumi e Satta

 

Related posts

Leave a Comment