Jack Findlay “Jack The Fast”

Le Mans 20/05/2007,  la MotoGP si ferma per un minuto di silenzio per ricordare la memoria di Jack Findlay, pilota Australiano scomparso il giorno precedente dopo una lunga malattia. Un omaggio dal chiassoso e ricco mondo della MotoGP, verso un uomo che per i più giovani è solo un nome, ma per la generazione con la barba bianca, rappresenta il mito del “Continental Circus” degli anni 70. imagePerfino il cinema francese, gli renderà  omaggio con il regista Jérôme Laperrousaz, che girerà il film documentario “Continental Circus”. Presentato al Festival di Cannes nel 1971, il film racconta la vita di questo mondo, dove Jack è un vero protagonista, sempre all’inseguimento dell’imprendibile Giacomo Agostini. I GONG di D. Allen gli dedicano un brano “Blues for Findlay”

Ma partiamo dall’inizio.image

Cyril John Findlay nasce a Shepparton il 05/02/1935 . Per poter partecipare alla sua prima gara in moto a 15 anni, falsifica i documenti con il nome di Jack (il nome di suo padre), questo inizio fa capire la sua determinazione nel raggiungere un risultato. Volontà e perseveranza e una passione smisurata per il suo lavoro, renderanno questo pilota dai modi gentili e garbati il più grande “Pilota Privato” della storia del motociclismo moderno. imageUna carriera durata 20 anni, nella quale il “Canguro Jack” (il suo casco riportartava il simbolo dell’Australia su sfondo azzurro), ha corso con tantissime moto e in tutte le cilindrate, passando dai 2 ai 4 tempi, dai mono ai bicilindrici, dai tre ai quattro cilindri. Terminati gli studi superiori, Jack inizia a lavorare nella filiale della Banca D’Australia a Moroopna, nel 1957 si sposa e sembrerebbe destinato a una vita tranquilla. Ma il morbo delle corse gli rode dentro, così nel 1958 con la giovane moglie s’imbarca su una nave diretta in Inghilterra, da uomo libero con pochi soldi, ma ricco di tante speranze. imageDopo circa trenta giorni di navigazione, arriva in terra di sua Maestà. Si trasferiscono a Birmingham, dove trova lavoro alla BSA, per poi andare alla Dunlop, mentre la moglie lavora in un azienda come segretaria. Con i primi soldi risparmiati, riesce a comprare un Norton Manx 500 (all’epoca una delle migliori moto per i piloti privati), con la quale fa in suo esordio al Nurburgring il 20/07/1958. Termina in 12° posizione, un inizio molto incoraggiante, visto il circuito. imageL’anno successivo fa l’esordio nel terribile Tourist Trophy, ma non saranno anni facili per un ragazzo che lontano dalla sua terra, girava l’Europa su un furgoncino che fungeva da casa, con moglie e moto al seguito. Ma dopo l’arrivo del suo primo figlio, la moglie, stanca di tutti questi sacrifici, fa ritorno in Australia con il piccolo Gregory Ralph. Da quel momento Jack sarà solo, tutto ciò che gli rimane è la sua smisurata passione,  pochi soldi, pochi mezzi e un futuro tutto da scrivere. Questa situazione sarebbe stata la scusa per far rientro nella sua calda Australia. imageMa proprio dopo questi due anni così duri, tra incidenti meccanici e cadute, nel 1962 arrivano i primi punti nel mondiale: 5° al Sachsering,  6° a Monza, sempre in sella alla sua fida Norton Manx, termina il mondiale in 20° posizione. Finalmente una stagione dove in tanti, iniziano a notare il suo casco azzurro con il canguro, nelle prime posizioni.  Ottima notizia per un privato che fa il Pilota, meccanico, autista, cuoco, insomma tutto da solo. In questi anni si legherà a una ragazza Francese, la mitica Nanou (sulla quale si dovrebbe aprire un capitolo a parte), che lo affiancherà per i 20 anni della sua carriera, diventando una coppia mitica. imageDa 1963 Jack abbandona la cara ma ormai superata Norton, per una Matchless-Mcintyre 500 molto più competitiva, che Jack prepara  magistralmente. Con questa moto sarà 5° nel mondiale 500 del 1966 e addirittura 2° nel mondiale 1968, dietro a Giacomo Agostini che vincerà tutte le gare. Nel 1969 passa alla LinTo, moto dell’Ing. Lino Tonti, nata accoppiando due testate dell’Aermacchi Ala D’Oro 250cc (motori monocilindrici orizzontali ad aste e bilanceri) e con il basamento e il telaio costruito da lui. Ma la moto non era sufficientemente competitiva, tanti ritiri e 13° posizione nel mondiale. Nel 1970 passa ai telai del tecnico inglese Seeley, montando il suo motore Matchless, discreti risultati 8° posizione nel mondiale. Ma Jack per avere più ingaggi (suo unico introito), come tutti gli altri privati, gareggia in tutte le cilindrate : dalle 50cc alle Bultaco 125cc 2T, nella 250 ( FB Mondial, Bultaco, Yamaha), 350 (Norton, AJS, Yamaha). Nel 1969 corre con tre marche diverse (Aermacchi, Yamaha e Jawa) finendo il mondiale al 6° posto nel mondiale 350cc. imageMa ormai oltre che pilota è anche un grande tecnico. Nell’inverno 69/70 con il suo amico Daniele Fontana (mago dei freni a tamburo) costruiscono  la JaDa 500cc, un bicilindrica a 2 tempi (con motore TC 500 Suzuki) e telai in tubi al Cromo-Molibdeno, con forcellone scatolato e 3 punti di ancoraggio per gli ammortizzatori. Con questa sua moto artigianale, Jack termina il mondiale del 70 in 8° posizione. Ma nel 1971 arriva la prima vittoria nel GP dell’Ulster, prima vittoria per Lui e anche per un motore a 2 tempi nella 500, sarà anche la prima vittoria per la Michelin. imageFinirà al 5° posto il mondiale. Finalmente nel 1973, Jack diventa pilota ufficiale della Suzuki SAIAD (importatore italiano). Vince al TT la Senior disertata dai big per protesta. Arriva 5° nel mondiale 500 e 2° nel campionato FIM 750 dietro a Barry Sheene. imageIl mondiale 1974 è condizionato dall’arrivo sulla scena mondiale della potente Suzuki RG 500 4cilindri  2T,  nuova ma molto fragile. imageLa moto, oltre a guai di gioventù, farà spesso volare per terra i suoi piloti, complici anche le nuove gomme Michelin (un mix esplosivo). Nel 1975 Jack si ritrova senza un Team, riparte da privato e grazie all’aiuto dell’Achilli Motors di Milano, che mette a sua disposizione uno spazio nelle sue officine, per preparare le sue moto.  Jack parte per il mondiale con una Suzuki 500 RG e una Yamaha Tz 750. Vince il Trofei FIM 750 con la sua Yamaha, battendo piloti del calibro di Sheene, Roberts, Baker, Ceccoto e Agostini, una vera impresa. In 500 è sempre il miglior privato, sarà così anche nel 1976. 

imageMa nel 1977 vince anche il GP 500 d’Austria, come sempre disertato dai big, per protesta dopo la morte di Hans Stadelmann nella 350. È come sempre verrà criticato dai suoi colleghi accasati, che non concepiscono il suo atteggiamento. Ma spiegherà (senza essere ascoltato) che un privato, corre se riesce a guadagnare dei soldi, altrimenti sta a casa. Poi lui è 20 anni che rischia la vita, per lui in tutte le gare si può morire. Ma purtroppo nel 1978 a Imola cade rovinosamente, entra in coma e rimane tra la vita e la morte per 5 giorni. imageCerca di ripartire conclude ancora qualche gara, e la Honda lo ingaggia per il Bol D’Or con la 1000 4 cilindri, sarà la sua ultima gara. Dopo 20 anni e 150 GP termina la sua mitica carriera, si chiude anche il suo rapporto sentimentale con Nanou Lyonnard. Lavora come tecnico alla Michelin e sviluppa la gomma radiale. Si trasferisce alle porte di Parigi con la nuova moglie e dopo a Mandelieu la-Napoule, dove nel 1995 si presenta alla sua porta,  un giovanotto che gli chiede: ” Buongiorno, è lei Jack Findlay? ” Dirà, che è stata la prima volta che ha sentito il suo cuore fermarsi, era Gregory Ralph che dopo tanti anni voleva conoscere suo padre. imageimageL’unica cosa che riuscì a dire , forse con un senso di colpa,  fu “Adesso non vorrai mica chiamarmi papà”.  Dal 1992 al 2001, grazie alle sue capacità di tecnico, ricopre per la FIM e la IRTA l’incarico di Direttore della commissione tecnica. Nel 2001 lascerà l’incarico per motivi di salute. Lotterà contro la malattia come aveva lottato, contro i suoi aversari. Dirà di aver respirato troppi vapori di benzine e questo non era stato salutare. Si spegnerà il 19/05/2007, il giorno dopo la MotoGP lo ricorderà con un minuto di silenzio. Se io ho dedicato più di un minuto a questa persona straordinaria, è perché ha vissuto della sua passione, riuscendo a trasformare un sogno in realtà. I suoi anni da privato, fatti di sacrifici e rinunce, hanno plasmato l’uomo che spesso veniva contestato da piloti, che con buoni contratti partivano per la nuova stagione spesso senza problemi economici. imageSituazione ben diversa da chi come “Jack The Fast” l’inverno lo passava a trovare soldi, sistemare furgone e roulotte, senza nessuna certezza, senza mai una polemica o vittimismo, ma con l’unica certezza di continuare a vivere il proprio sogno. Spero di aver ricordato degnamente questo grande Uomo. Ciao Jack

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