Aprilia Tuareg 660

Tuareg è un nome che richiama in tutti noi, grandi spazi e libertà di movimento. Il nome Tuareg (o uomini blu) identifica la popolazione nomade, che vive nel deserto del Sahara tra il Niger e il Mali. L’Aprilia richiamandosi ai suoi fantastici modelli da fuoristrada del passato, ha voluto riproporre la Tuareg come ultima nata ed è forse anche la più attesa della famiglia 660 di Aprilia, perché è un nome che ha nel suo DNA l’avventura.

Come è fatta.

Da alcuni anni assistiamo al ritorno sul mercato da parte delle case motociclistiche, dei nomi delle moto che hanno fatto grande la Dakar, la gara che ha rappresentato l’avventura nei tempi moderni. Anche l’Aprilia che ha nel suo DNA la sfida e le competizioni, non poteva rinunciare a riportare sul mercato la sua moto per le avventure Africane, la Tuareg. La moto era attesissima da tutti gli appassionati, e Aprilia ha utilizzato come motore l’affermatissimo bicilindrico parallelo frontemarcia che equipaggia la RS e la Tuono. Per la Tuareg i tecnici di Noale hanno lavorato sulla fluidodinamica dei flussi dell’aspirazione, per avere una migliore risposta ai bassi regimi all’apertura del gas. Altra importante lavoro è stato la modifica della coppa dell’olio, che ha permesso di avere una luce a terra di 240 mm. Il Telaio della Tuareg è un tubolare in acciaio unito a staffe in alluminio, che collegano il motore in sei punti. Il tutto per avere rigidità e centrare le masse per regalare nella guida una maggiore maneggevolezza. Il motore rimane il bicilindrico frontemarcia bialbero a camme in testa (DOHC) di 659 cc. (81 x 63,93 mm) da 80 Cv a 9.250 g/m con 70 Nm a 6.500 g/m di coppia. Con l’arrivo del comando gas Ride-by-wire, si è resa disponibile la tecnologia APRC, che regala ATC (controllo di trazione), A E B (per il freno motore), le mappe motore A E M, il Cruise Control. Sono 4 i Riding Mode: Explore (più sportivo), Urban (più Turistico), Individual e Off-Road (personilizzabili dal pilota). Tutta questa tecnologia la si può selezionare tramite i blocchetti di dx (RidingMode) e di sx per tutte le altre funzioni, tutto visibile dallo schermo TFT da 5″. La Tuareg pesa 204 kg in ordine di marcia (187 kg a secco), ha delle sospensioni da vera Off-Road con una forcella da 43 mm di diametro, un monoammortizzatore a leveraggi di ben 240 mm di escursione per entrambe sospensioni marchiate Kayaba. Il cambio ha 6 marce e frizione in bagno d’olio antisaltellamento. L’impianto frenante marchiato Brembo, vede all’anteriore due dischi da 300 mm. con pinze flottanti doppio pistoncino e al posteriore un disco da 260 mm. con un pistoncino, i tubi freni sono in treccia metallica. I cerchi a raggi con gomme Tubeless da 90/90-21 all’anteriore, e 150/70-18 al posteriore. La linea della Tuareg è sicuramente molto fuoristradistica, il serbatoio da 18 lt, è stretto nella prima parte a contatto delle ginocchia, per permettere di stringerlo nella guida in piedi. La sella a 86 cm. da terra è stretta e lunga ma ben imbottita. Il cupolino è molto ampio ma non regolabile in altezza, bella la barra alla quale si può fissare il navigatore o lo smartphone, ricaricabili dalla presa USB posta a sx dello schermo TFT. Tre i colori proposti: Acid Gold, Martian Red e Indaco Tagelmust che rievoca i colori delle Tuareg Wind da 350 e 600 degli anni 80.

Come va su Strada.

Non credo che esista un appassionato che non sia fermato durante l’EICMA 2021, nello stand Aprilia ad ammirare la nuova Tuareg. Come già detto, l’attesa per la Tuareg 660 era tantissima e quando Andrea di MotoGiussani di Erba mi ha detto che era disponibile per la prova, non mi sono fatto pregare. Da ferma la moto Veneta è molto snella, le pastiche e le finiture sono di ottima qualità. Una volta avviato il motore e fatte le regolazioni personali, si parte. La Tuareg ha una posizione di guida da vera Enduro, manubrio alto e largo vicino al busto, la sella grazie al fatto che è stretta nella zona del serbatoio, permette di toccare facilmente con le punte anche a me che sono alto 175 cm. Quello che si apprezza subito è la maneggevolezza, altra nota positiva lo schermo TFT molto chiaro nelle informazioni e inoltre i 4 Riding Mode si distinguono per i colori differenti. La prova di alcune centinaia di km si è svolta in montagna, in super strada e su alcuni tratti di leggero fuoristrada. Percorrendo i tratti di superstrada ho apprezzato la protezione del pilota alle alte velocità (malgrado temperature poco primaverili), e l’ottima tenuta di strada nei curvono veloci, bene anche il comodissimo Cruise Control. Tra le strade di montagna si apprezza l’gilità e il motore con una “cavalleria” pronta a scalpitare dai 2.500 g/m in uscita da stretti tornanti. In mappa Explore il 660 reagisce con veemenza senza il minimo sussulto, incredibile per un motore di soli 659 cc. La mappa Urban è solo meno nervosa, più turistica, ottima nei trasferimenti autostradali o negli spostamenti quotidiani. Presenti tra i 4.000/6.000 un pò di vibrazioni sulle pedane e il manubrio, nulla di fastidioso ma sono presenti. Tra le curve ad ampio raggio la Tuareg è molto divertente, le sospensioni (240 mm di escursione) affondano solo nelle frenate più violente, ma basta usare insieme freno anteriore e posteriore per “fermarsi” in brevi spazi e limitare l’affondamento. La Tuareg non è certo nata per l’asfalto, ma nel “misto” c’è da divertirsi, grazie a un fantastico motore ricco di potenza e di un allungo da cilindrata superiore. Le sospensioni Kayaba (completamente regolabili) assorbono su strada le buche delle “precarie”no condizioni delle strade di montagna. Nella guida si apprezzano la frizione morbida e il cambio preciso ma un pò “contrastato” nei cambi di marcia a basso numero di giri, però la moto in prova aveva poco più di 200 km. Nel fuoristrada leggero la Tuareg ha fatto sentire un fuoristradista anche uno della mia età, in piedi sulle pedane con un manubrio largo e vicino al corpo si ha il pieno controllo della moto. Il lavoro fatto dai collaudatori è stato eccezionale, alla messa a punto della moto ha contribuito un campione di Enduro come Stefano Passeri, la sua esperienza ha sicuramente alzato lo step nel fuoristrada. Ma quello che mi ha sorpreso è la sua stabilità e sicurezza che regala tra le curve sull’asfalto, ottime anche le Pirelli Scorpion Rally STR. Provando questa Tuareg 660, si intuisce tutto il lavoro fatto dall’Aprilia per offrire agli appassionati non una riedizione di un nome storico, ma una fantastica moto ricca di tecnologia e passione. La Tuareg 660 è una moto con la quale partire senza una meta precisa, ma tracciarne una giorno per giorno, perché con lei su strada o in fuoristrada non ci sono limiti.

Testo e foto di Rino Salvatore Satta

Un grazie ad Andrea di MOTO GIUSSANI Erba (Como)

www.motogiussani.com