
Non si può raccontare la storia di questa avveniristica moto, senza parlare dal suo progettista: l’Ingegner John Britten.






















John Kenton Britten nasce a Christchurch il 1 agosto del 1950, 10 minuti prima della sua sorella gemella Marguerite, che nacque dopo la mezzanotte. Era un predestinato, la velocità sarebbe diventata il suo credo. Malgrado soffrisse di dislessia, questo problema non gli ha impedito di conseguire la laurea in Ingegneria. Nel suo lavoro di ingegnere, disegnatore e progettista si è distinto per linee semplici ma accurate, disegnando case, poltrone e lampade. Persino la casa storica che acquistò con su moglie Kirsteen Price (ex fotomodella) venne completamente restaurata da lui in 6 anni. Ma il lavoro di progettista e successivamente quando prese in mano l’attività immobiliare della sua famiglia, servivano a John per provvedere al sostentamento della sua famiglia, composta da moglie e quattro figli. Ma il suo sogno rimaneva sempre quello di costruire la moto più veloce del mondo. Era nato non molto lontano da Invercargill, la cittadina del suo idolo, Burt Munro (che detiene ancora oggi il record delle 1000 cc.). Dopo aver realizzato alcune moto con un motore bicilindrico Ducati, successivamente disegnò e costruì la Aero-D-Zero, con telaio a traliccio, con un motore Ducati Darmah con comando della distribuzione a coppie coniche. Il motore venne modificato sostituendo valvole, bielle albero motore e tanto altro. La carenatura aerodinamica era una quasi campana. Nelle gare di velocità al quale partecipò dal 1987 al 1990, raggiunse la velocità di 247,80 km/h.







Inizia il progetto del V-1000
Dopo questa esperienza, John iniziò a progettare e costruire la V1000, che sarebbe diventata la moto più veloce del mondo, battendo nel 1993 il record sul miglio a 302,705 km/h. La Britten V 1000 aveva un motore bicilindrico a V di 60 gradi, raffreddato ad acqua. Questo innovativo bicilindrico di 999 cc. aveva un alesaggio di 98,9 mm. e una corsa di 65 mm. Aveva una distribuzione bialbero 4 valvole per cilindro comandate da cinghia, delle bielle (a cielo piatto) e delle valvole in titanio e frizione a secco. Il cambio era a 5 marce e carter umido. La potenza di 166 cv a 11.800 g/m. uniti ad un peso piuma di soli 138 kg. rendevano questa moto artigianale, una brutta bestia anche per i bicilindrici Ducati. Questo motore era completamente costruito in casa da John Britten, aiutato dai suoi amici. Ma la parte più innovativa era la ciclistica, il motore fungeva da parte stressata, specialmente il basamento era la parte più pesante della moto, per reggere alle sollecitazioni a cui era sottoposto, dal telaio superiore, dalla trave portante e dal forcellone, tutti realizzati in fibre composite di Carbonio e Kevlar. Le sospensioni anteriori sono due bracci trasversali con sospensioni Hossack. La sospensione posteriore ha un forcellone oscillante a tre bracci regolabile. Gli ammortizzatori sono due Öhlins. Il radiatore per ragioni aerodinamiche è posto sotto la sella. Una moto esteticamente splendida, ricca di soluzioni tecniche innovative per l’epoca, ma sempre attuali anche oggi. Il sogno di John Britten non era costruire la moto più potente in assoluto, ma la più veloce. Per questo le sue sue linee sembrano disegnate dal Vento. La moto secondo questo visionario ingegnere, doveva avere il minor attrito con l’aria. Osservandola dal vivo al Museo Te Papa di Wellington o al Classic Motorcycle Mecca di Invercargill, si ha l’impressione di un’ala d’aereo. Infatti John Britten era un attento osservatore del volo degli uccelli. Purtroppo quest’uomo straordinario, è morto per un tumore incurabile nel 1995 a soli 45 anni, lasciando un vuoto e un’incolmabile perdita per sua moglie e i suoi 4 figli. John Britten non è stato solo un geniale uomo, è stato una persona che motivava le persone ad andare oltre i problemi. Era un uomo, vedeva oltre i muri, la sua dislessia non è stata un handicap, anzi, è stata la molla per andare sempre “oltre” senza mai fermarsi di fronte alle mille difficoltà, anche economiche. La sua storia ci insegna che un uomo da solo, con la sua determinazione può superare tantissimi ostacoli. La Britten V 1000 non è solo una moto, ma un contenitore di idee e invenzioni, che ha vinto tantissime gare, tra le quali la Battle of the Twins del 1994, con il pilota (ingegnere Neozelandese) Andrew Stroud. Sono stato in Nuova Zelanda da poco, mi sono emozionato nel vedere questa moto perché dal vivo, si possono osservare dei particolari incredibili, per una moto costruita senza mezzi economici alle spalle, ma tanta inventiva nelle mani e nella testa di John Britten.
Testo e Foto di Rino Salvatore Satta.
Riferimenti tecnici: http://www.britten.co.nz

